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Un modello unico nell’acciaio per la gestione delle forniture specializzate per produttori e impiantisti.

È una “struttura destrutturata” Steele: non ha costi operativi, impianti e macchine, capannoni. Eppure è in grado di gestire un appalto complesso chiavi in mano nel comparto della produzione dell’acciaio. Come ci riesce? Applicando un modello innovativo molto diffuso nel food & beverage per esempio, ma forse ancora inedito nello steelmaking: Steele mette in contatto fornitori specializzati, selezionati e inseriti all’interno della propria rete, con committenti strutturati. «A seconda del tipo di richiesta riusciamo a trovare nel nostro network la soluzione corretta da proporre» spiega Giorgio Ghini, uno dei tre soci fondatori di Steele.

Che, nonostante abbia già nel proprio portfolio alcuni grandi nomi dell’acciaio nazionale e internazionale, è a tutti gli effetti una start up: è nata a Brescia l’8 gennaio 2020 dall’idea e dall’esperienza di Ghini, di Roberto Finanzon, direttore tecnico, e Fabio Marca, a capo della gestione dei partner di Steele (da sinistra nell’immagine). Tutti hanno alle spalle una lunga esperienza nei principali impiantisti mondiali per la siderurgia, leggasi per esempio Danieli e SMS Group. «Qui abbiamo maturato la nostra idea imprenditoriale che, dopo una complessa attività commerciale per tutto il secondo semestre 2019, abbiamo cominciato a proporre al mercato» ricorda Ghini. Con risultati sotto un certo punto di vista insperati, vista anche l’imprevedibile tempesta della pandemia che ha costretto ad alcuni aggiustamenti di tiro.

«Non avrei potuto immaginare un primo anno migliore. Ciò che sta succedendo in Italia e nel mondo – assicura Ghini – sta favorendo questo nostro nuovo modello». Certo all’inizio è stato complesso far percepire ai «grandi produttori, penso ad Acciai Speciali Cogne, Acciaierie Venete, Alfa Acciai, Arvedi o Ferriere Valsabbia, che adottare un approccio differente all’appalto era possibile, avendo al contempo un risparmio economico importante e mantenendo elevate prestazioni tecniche, tecnologiche e di qualità del servizio. Una volta che è stato percepito, con calma e con passi ponderati degli stessi clienti verso di noi, abbiamo iniziato ad avere le prime richieste di offerta e di valutazione». Fino ad arrivare agli ultimi mesi, quando, spiega Ghini, «siamo riusciti a entrare in realtà importanti e a consolidare progetti molto impattanti anche in termini di investimento dal punto di vista tecnico ed economico».

Ma chi sono i partner che compongono la rete di Steele? Sono «realtà per le quali lo steelmaking non è il core business. Ma che hanno deciso di sposare il nostro progetto, provando a fare il salto di qualità e a diversificare. Realtà che, da sole, non riuscirebbero per ovvie ragioni tecniche, tecnologiche e di contatti a livello commerciale ad entrare in determinate strutture. Riescono a farlo grazie a Steele», che è l’unico interlocutore con il cliente finale, spiega Ghini.

Clienti che sono distribuiti per il 70% nel comparto della produzione dell’acciaio; per il restante 30% tra gli impiantisti. «Non ci poniamo certo in concorrenza con loro, ma come partner di valore. Abbiamo fatto lavori per Danieli ed SMS e per altri importanti impiantisti a livello europeo». Quote che sono in parte il risultato di un riposizionamento forzato dalla pandemia: «Chi ha fermato gli impianti, spesso ha bloccato anche gran parte degli investimenti che aveva pianificato per quest’anno. Per questo abbiamo ragionato sul nostro modello di business – ricorda Ghini – e lo abbiamo immediatamente modificato quanto bastava per entrare nel comparto degli impiantisti. Questo, nei mesi di lockdown, ci ha aiutato molto: mentre lo steelmaking era fermo, gli impiantisti erano al lavoro su ordini già presi sul 2021».

È con questo bagaglio di clienti e partner che Steele parteciperà a Made in Steel 2021. «Per noi sarà una presentazione ufficiale al mondo siderurgico – dice Giorgio Ghini -. Sarà un modo per dimostrare che quello che abbiamo detto in questo anno è concreto. E qui si inserisce la forza del network: abbiamo costruito uno spazio espositivo per poter portare a Made in Steel anche i nostri partner, dando visibilità alle singole competenze di ciascuno. Le aspettative sono molte. E riteniamo che in questo momento storico molto particolare, il nostro modello possa essere un vero valore aggiunto per nostri clienti».

Elisa Bonomelli
Siderweb